Kemençe, Lavta e Darbuka sono “nostri” o “loro”?
Sui social media compaiono spesso discussioni come:
“Il Kemençe del Mar Nero è in realtà uno strumento greco.”
“Il Kemençe classico non è turco.”
“Non esiste una Lavta turca, proviene dalla Siria.”
La maggior parte di queste affermazioni nasce da reazioni emotive e nazionaliste, non da ricerche storiche. La verità è molto più armoniosa: la musica non viene rubata, ma viaggia, si trasforma e si fonde tra i popoli.
In questo articolo analizziamo alcuni degli strumenti più dibattuti, il loro percorso storico e il carattere universale e unificante della musica.
La storia della musica è molto più antica degli stati moderni.
Rotte commerciali, migrazioni, guerre e rituali religiosi hanno sempre favorito la diffusione degli strumenti.
Imperi come Bizantino, Ottomano, Abbaside e Safavide erano società multiculturali.
Attribuire uno strumento a una sola nazione è spesso storicamente debole e culturalmente limitante.
Il Kemençe è profondamente radicato in Turchia, Grecia e Caucaso.
Associato alle regioni di Trabzon, Rize, Giresun e Gümüşhane, accompagna la danza Horon ed è suonato da comunità Laz, Turche, Hemshin e altre.
Per i Greci pontici è un simbolo di memoria, migrazione e identità.
Il Kemençe appartiene alla famiglia del Rebab e della Lyra. Fonti medievali bizantine e islamiche ne attestano l’uso. È uno strumento di una geografia condivisa.
La Lavta è collegata sia al Oud mediorientale sia al Liuto europeo.
Dal XV secolo è presente nella musica di corte ottomana.
Con “Lavta Turca” si indica una versione accordata secondo il sistema dei Makam, con struttura e tecnica proprie della tradizione di Istanbul.
Darbuka: usata in Turchia, Egitto, Balcani, Levant e Caucaso
Bendir e Def: diffusi dal Nord Africa all’Asia Centrale
Davul e Zurna: presenti nella musica popolare e militare ottomana
Il ritmo è un linguaggio universale.
Ney e Kaval
Balaban e Duduk
Tulum e Cornamusa
Tutti mostrano come le culture si intrecciano.
Gli strumenti non vengono rubati: vengono adottati, trasformati e arricchiti.
La musica attraversa confini, religioni e lingue. Racconta una storia comune.
Kemençe, Lavta, Darbuka, Tulum, Balaban e molti altri strumenti sono patrimonio condiviso di Anatolia, Balcani, Caucaso e Medio Oriente.
La musica non divide: unisce.









